L’educazione musicale in Italia: cosa c’è da correggere

L’educazione musicale in Italia: cosa c’è da correggere

Il divario musicale fra scuola italiana e corrispettivo straniero, specie nel nord Europa, si è fatto ancora più evidente dopo la pandemia da Covid-19.

Come ricorda anche questo articolo di Repubblica, un milione e mezzo di studenti fra giovani e giovanissimi non hanno più studiato uno strumento in classe, né hanno approfondito la teoria musicale. Tantomeno si sono esibiti per i loro compagni, magari negli spettacoli a scuola.

(Non) sono solo canzonette

Ne parliamo in questo post perché la cosa non è secondaria: la musica e il suo studio sono uno strumento importantissimo di socializzazione e quindi con essa si insegna anche a stare in mezzo agli altri, a interagire, a fare squadra (quando si suona insieme).

Da un punto di vista pratico, la formazione di nuove generazioni di musicisti (classici e non) è anche un aspetto fondamentale dell’indotto del sistema Italia perché chi si esibisce su un palco o in un’orchestra permette, a ricasco, il lavoro di decine di migliaia di altri professionisti: tecnici e attrezzisti, personale di sala e roadie.

Di più, permette che continui l’attività redditizia di orchestre stabili, consente la creazione di colonne sonore e stacchi pubblicitari, fa entrare soldi nelle casse dei Comuni che autorizzano spettacoli dal vivo. Questi sono solo esempi che dovrebbero permettere di capire quanto siamo dipendenti l’uno dall’altro in questo network socio-economico.

Un allarme per il futuro

A proposito di economia, senza interventi strutturali ai budget delle nostre scuole i rischi sono tanti, come abbiamo visto, e nel lungo periodo. Anche in quello breve, tuttavia, si rischia di fare danno a una generazione di giovani e giovanissimi cui il terribile virus ha tolto già tantissimo in termini emozionali.

Solo investendo una buona fetta del PNRR a noi disponibile potremo correggere una traiettoria inquietante che rischia di lasciare questi nuovi italiani senza un sostegno importante, e la nostra nazione senza una attrattiva fondamentale.

Simile

Un istrione di nome Gonzales
Un istrione di nome Gonzales
All’anagrafe si chiama Jason Charles Beck, ma il mondo (o almeno quella parte del pianeta che si interessa di musica) lo conosce come Chilly Gonzales. Questo pianista canadese da qualche anno ormai ha abbandonato il mondo della musica commerciale per dedicarsi a un grandioso progetto come...
La prima diva della musica classica: Jacqueline Du Pré
La prima diva della musica classica: Jacqueline Du Pré
Poche figure sono considerate star della musica classica: quel tipo di giudizio è meritato solo da chi ha in sé non solo autentico talento ma anche una storia da raccontare, un approccio insolito alle esecuzioni, o una parabola particolarmente unica. Nel caso di Jacqueline Du Pré, tutte queste...
Musica per immagini: le colonne sonore
Musica per immagini: le colonne sonore
Ci sono artisti i cui nomi sono noti solo agli appassionati e che il grande pubblico ignora, ma che ciononostante vivono da nababbi e che per il loro settore sono autentiche star. I loro nomi, fra gli altri, sono Michael Giacchino, Alexandre Desplat o Danny Elfman e sono gli autori di colonne...
Un’eccellenza italiana: la Pietà de’ Turchini
Un’eccellenza italiana: la Pietà de’ Turchini
In una città come Napoli, da sempre legata a doppio filo al mondo della musica (sacra, lirica, classica, popolare…), e punteggiata da istituzioni specializzate di grandissimo prestigio, dal Teatro San Carlo al Conservatorio di San Pietro a Majella, rischia di passare inosservata...