Tra Mozart e Borodin c’è una sedia da riparare

Discutere con Danilo Rossi su quali siano le motivazioni principali che lo stimolino nel suo mestiere, è un privilegio unico. È infatti possibile comprendere la passione che scorre all'interno delle vene di un musicista di fama internazionale e di quanta energia sia necessaria per trasferire conoscenza ed entusiasmo all'interno dell'attività professionale. In particolare  perché deve intramezzare tutte le attività lavorative (audizioni e infinite prove prima dei concerti) ai suoi impegni in ambito didattico.

I giovani talenti che prendono parte ai corsi di viola, presso la Scuola Universitaria di Musica del Conservatorio di Lugano, sono entusiasmanti dalla cordialità di questo professore e dai suoi metodi persuasivi che si basano sull'idea che suonare insieme (allievi e docenti) sia il metodo ideale per aumentare la fiducia individuale e un metodo perfetto per padroneggiare sempre meglio uno strumento. Io stesso sono rimasto affascinato da questo musicista, infatti poco prima dell'intervista che avevamo concordato mi sono permesso di chiamarlo al telefono e l'ho trovato alle prese con il tentativo di aggiustare una sedia malferma utilizzando dei classici chiodi.

«Mi scusi, finisco di dare due martellate a questa sedia e sono da lei», sono state le parole del maestro che mi ha risposto in modo cordiale, ma con voce determinata. Poi ho ascoltato dei tonfi secchi, certamente molto differenti dai suoni soavi che è in grado di produrre toccando in modo sapiente l'archetto barocco sulla corde di minugia della sua viola. Uno strumento fabbricato nel XVII secolo dal celebre liutaio Giovanni Paolo Maggini. Una viola appartenuta in precedenza al famoso violinista e violista Dino Asciolla, che Danilo Rossi è in grado di suonare grazie alla gentile concessione degli eredi.

Continuando con il nostro dialogo si comprende facilmente perché questo maestro forlivese è divenuto un punto nevralgico di riferimento per tantissimi musicisti in tenera età che prendono parte ai suoi corsi di viola. Le dichiarazioni che escono dalla sua bocca sono la prova inequivocabile, della sua passione e le finalità didattiche dei suoi corsi, un programma studiato per appassionare gli studenti e perfezionare l'utilizzo dello strumento, senza però mai trascurare il pragmatismo necessario dall'uso stesso dello strumento. Secondo il maestro, l'opportunità di suonare al fianco dei giovani dell'Orchestra della Scuola Universitaria del Conservatorio di Lugano, è il metodo ideale e più efficace per far comprendere ai giovani musicisti in erba l'importanza di alcuni accostamenti che un insegnante dovrebbe evidenziare costantemente.

 

«È importante Mozart con la sua Sinfonia concertante. Ma non si può suonare Mozart senza conoscere il suo teatro. E non si può suonare Schubert senza conoscere L'incompiuta».