Danilo Rossi, un violista in grado di passare dalla Filarmonica della Scala al jazz?

"Se devo parlare per quanto mi riguarda, direi che la parola jazz è da ritenersi troppo ambiziosa. Mi spiego meglio. È ormai parecchio tempo che desideravo approfondire con attenzione le mie conoscenze a livello di jazz, ma nonostante abbia ascoltato tantissima musica jazz, sono solo tre anni che ho deciso di dedicarmi ad uno studio approfondito grazie a un maestro unico come Sante Palumbo. Una volta deciso di affrontare questa sfida, mi sono impegnato al massimo delle mie capacità, non mi sono fatto mancare compiti di armonia, scale, ascolti vari, ecc. Il passo successivo è stato più che naturale, portare la mia viola durante una jam session. Venni invitato, e accettai. Nello stesso tempo ebbi la fortuna di iniziare l'esperienza con la Milan (R)evolution Orchestra e i concerti con Jim Hall, Terence Blanchard, Paolo Fresu. Senza dimenticare il disco Bach in jazz, con Palumbo.

Ovviamente tutti restarono colpiti in modo particolare dalla sonorità peculiare della viola, proprio per questo ho riflettuto decidendo di coinvolgere degli amici, ovviamente tutti strumentisti classici che sognavano da tempo di utilizzare le loro abilità come strumentisti a servizio del mondo del jazz. Il mio ruolo è stato quello di invogliarli e ora siamo in grado di divertirci utilizzando questo repertorio, e portando il nostro spettacolo sotto il nome di Danilo Rossi Quartet".